Cinque nomi, un solo destino: i veneti di Marcinelle a 70 anni dalla tragedia

7 Ago 2026

Dino Dalla Vecchia di Sedico (Belluno).

Giuseppe Polese di Cimadolmo (Treviso).

Mario Piccin di Codognè (Treviso).

Guerrino Casanova di Montebelluna (Treviso).

Giuseppe Corso di Montorio Veronese (Verona).

Sono questi i nomi dei cinque lavoratori veneti scolpiti nella memoria del disastro minerario del Bois du Cazier a Marcinelle, la drammatica sciagura che l'8 agosto 1956 spezzò la vita a 262 uomini, di cui 136 italiani.

Oggi, 8 agosto 2026, nel settantesimo anniversario di quella tragedia e in occasione della Giornata nazionale del sacrificio del Lavoro italiano nel Mondo, il Museo dell’Emigrazione Veneta (MEV) apre le sue celebrazioni partendo proprio da questi cinque uomini, simbolo del tributo di sangue versato dalla nostra regione nell'Europa del secondo dopoguerra.

Il patto "uomo-carbone" e la spinta all'emigrazione

I cinque minatori veneti erano giunti in Belgio sulla spinta degli accordi bilaterali siglati tra Roma e Bruxelles nel 1946. Il cosiddetto patto "uomo-carbone" prevedeva l'invio di braccia italiane per estrarre la materia prima necessaria alla ricostruzione industriale in cambio di fornitura di combustibile a prezzo agevolato per l'Italia.

Partiti dalle campagne trevigiane, dalle valli bellunesi e dalle colline veronesi, Dalla Vecchia, Polese, Piccin, Casanova e Corso lasciarono economie prostrate dalla guerra per cercare un futuro dignitoso per le proprie famiglie. Trovarono ad attenderli condizioni operative durissime a oltre mille metri di profondità, prive delle minime garanzie di sicurezza.

La catastrofe dell'8 agosto 1956

La mattina dell'8 agosto 1956, un incendio scatenatosi nel pozzo numero 8 della miniera bloccò nel sottosuolo centinaia di lavoratori. Le fiamme, alimentate da olio ad alta pressione e dalle strutture in legno, saturarono i cunicoli di fumo e ossido di carbonio. Le operazioni di soccorso si protrassero per oltre due settimane prima della resa definitiva e dell'accertamento della morte per asfissia e ustioni dei 262 minatori.

La memoria al MEV a sette decenni dal disastro

A settant'anni di distanza, la storia di Dino, Giuseppe, Mario, Guerrino e dell'altro Giuseppe non appartiene soltanto alle cronache del passato, ma rappresenta un capitolo cruciale per la comprensione dell'identità veneta contemporanea.

Ricordare i caduti di Marcinelle nel settantesimo anniversario della sciagura significa mantenere vivo l'impegno istituzionale e civile verso la tutela della dignità del lavoro e la sicurezza in tutti i cantieri del presente.

Nella foto: Dino Della Vecchia, di Sedico, a destra, con un collega. Belgio, anni ’50.

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