Tra un altare ricavato dai carrelli delle miniere belghe e la devozione giunta dall'Argentina, la storia dell'edificio che incarna il legame indissolubile tra il Veneto e le sue comunità nel mondo.
Nel cuore dell'Altopiano dei Sette Comuni, la Chiesetta dell’Emigrante a Velo di Lusiana costituisce una delle testimonianze monumentali più dense di significato dell'intero patrimonio storico legato ai flussi migratori veneti. Più che un semplice luogo di culto, l'edificio si presenta come un tempio simbolico edificato grazie alla determinazione e al sostegno economico dei lavoratori residenti all'estero, divenuto nel tempo il punto di riferimento per le celebrazioni che richiamano i circoli dei Vicentini nel Mondo provenienti da tutti i continenti.
Dalla Pampa alle Prealpi: la genesi di un simbolo
La costruzione dell'edificio sacro rappresenta un esempio straordinario di solidarietà e coesione comunitaria capace di superare le distanze oceaniche:
- L'impronta sudamericana: la concezione, la progettazione e il sostentamento finanziario dell'opera si devono all'iniziativa promossa dalle comunità di emigrati veneti stabilitisi in Argentina, ai quali si deve anche il dono della statua della "Madonnina" collocata all'interno del tempio.
- Un punto di riferimento identitario: l'edificio nacque dalla precisa volontà di erigere un monumento capace di custodire l'identità spirituale e culturale della terra d'origine, convertendo il sacrificio del distacco in un segno tangibile di continuità e appartenenza.
L'altare di Marcinelle: la sacralità del lavoro e del ricordo
L'elemento di maggior rilievo storico e concettuale custodito all'interno della chiesetta è rappresentato dalla mensa dell'altare maggiore, strutturata riadattando un originale carrello da miniera proveniente da Marcinelle, in Belgio.
Questo arredo solenne rievoca la tragedia consumatasi l'8 agosto 1956 all'interno del pozzo del Bois du Cazier, in cui persero la vita 262 minatori, dei quali 136 italiani. La scelta di convertire uno strumento adibito al trasporto del carbone nel perno del rito liturgico conferisce allo spazio un valore civile e profondo, trasformando la memoria delle durissime condizioni di lavoro nei bacini minerari europei del secondo dopoguerra in una testimonianza perenne.
Riflessione del Museo dell’Emigrazione Veneta
La Chiesetta di Velo di Lusiana si offre al visitatore come una chiave di lettura fondamentale per comprendere la complessità dell'esperienza migratoria. Ogni elemento architettonico e decorativo — dalla materia ferrosa del carrello da miniera fino alla grazia della scultura giunta dalle Americhe — ricompone le due dimensioni costitutive di questo percorso storico: il trauma dello sradicamento e la straordinaria capacità di rigenerare legami comunitari a ogni latitudine.
Soffermarsi su questo luogo della memoria significa riconoscere che la storia del Veneto non si esaurisce all'interno dei suoi confini geografici, ma prosegue ovunque le donne e gli uomini della nostra terra abbiano portato il proprio lavoro, la propria cultura e la propria dignità.

