Il 26 agosto 1978, al quarto scrutinio del Conclave, il Cardinale Albino Luciani, Patriarca di Venezia, veniva eletto Papa con il nome di Giovanni Paolo I. Una data storica che il MEV – Museo dell’Emigrazione Veneta desidera ricordare con particolare commozione: per la prima volta nella storia moderna, la guida della Chiesa cattolica veniva affidata a un figlio diretto dell'emigrazione veneta.
Sebbene la storia vanti altri pontefici originari del territorio veneto nei secoli passati (tra cui Pio X e Benedetto XI), Albino Luciani è stato il primo Papa a portare con sé sul Soglio di Pietro l'eredità viva, i sacrifici e la memoria della grande emigrazione veneta a cavallo tra l'Otto e il Novecento.
Le radici: una famiglia segnata dalla valigia di cartone
Nato il 17 ottobre 1912 a Forno di Canale (oggi Canale d’Agordo), nel cuore delle Dolomiti bellunesi, Albino Luciani cresce in una famiglia semplice. Suo padre, Giovanni Battista Luciani, muratore di idee socialiste, è costretto a emigrare a più riprese in Svizzera, Germania, Austria e Brasile per garantire il sostentamento della famiglia. Anche la madre, Bortola Tancon, lavora come emigrante in Svizzera prima del matrimonio.
La lontananza del padre e l'attesa a casa segnano profondamente il giovane Albino. Quest'esperienza familiare non rimane un mero dettaglio biografico, ma diventa la chiave di lettura di tutta la sua futura sensibilità verso i lavoratori, gli ultimi e le comunità di emigrati nel mondo.
Il legame indissolubile con gli emigrati e la lettera custode di memoria
Anche da Vescovo di Vittorio Veneto e poi da Patriarca di Venezia, Luciani non dimentica mai i suoi conterranei all'estero, che incontra regolarmente durante i suoi viaggi pastorali in Europa e in Sudamerica.
Un episodio straordinario testimonia questo legame viscerale. Nel settembre 1978 era in programma il grande raduno degli emigrati bellunesi e veneti al Santuario svizzero di Einsiedeln, dove oltre 2.000 connazionali attendevano proprio il Patriarca Luciani per pregare insieme. L'improvvisa elezione al Pontificato gli impedisce di partecipare di persona.
Ma il nuovo Papa non dimentica la promessa fatta. Il 2 settembre 1978, a soli sette giorni dall'elezione, Giovanni Paolo I invia una toccante lettera autografa indirizzata all'Associazione Bellunesi nel Mondo. Nel testo si scusa calorosamente per non poter essere presente a Einsiedeln a causa dei nuovi e gravosi impegni del pontificato, esprimendo tutto il suo affetto e la sua vicinanza spirituale ai suoi emigrati.
Una testimonianza preziosa al MEV
Una copia di questa preziosa ed emozionante lettera è oggi conservata ed esposta nelle sale del MEV - Museo dell'Emigrazione Veneta, a testimonianza di come il "Papa del Sorriso", pur arrivato ai vertici del mondo, sia rimasto sempre fedele al cuore e alle radici del suo popolo in cammino.
Un’eredità che vive nella memoria
Il pontificato di Beato Giovanni Paolo I dura appena 33 giorni, ma la sua figura rimane un faro di umiltà. Rifiutò la solenne incoronazione e parlò al mondo con la semplicità di chi conosceva il valore del sudore e del sacrificio. Al MEV continuiamo a ricordarlo non solo come Pontefice, ma come figlio orgoglioso di quella terra veneta che ha saputo portare il proprio lavoro e la propria dignità in ogni angolo del globo.

