Nato a Padova nel 1778, lasciò l'Italia da giovane e visse in Inghilterra prima di raggiungere l'Egitto, dove tra il 1815 e il 1819 compì alcune delle scoperte più rilevanti dell'egittologia delle origini.
LE ORIGINI E LA PARTENZA
Giovanni Battista Belzoni nacque a Padova il 5 novembre 1778, figlio di un barbiere. Ancora giovane si trasferì a Roma, dove secondo le sue stesse memorie si dedicò anche a studi di idraulica. Lasciò la città intorno al 1798, quando l'occupazione francese sconvolse lo Stato pontificio, e iniziò un lungo periodo di spostamenti tra l'Europa e le isole britanniche.
GLI ANNI IN INGHILTERRA
Nel 1803 Belzoni era in Inghilterra, dove si sposò con Sarah Banne. Per mantenersi lavorò come artista di strada e nei teatri, sfruttando la statura eccezionale, che le fonti indicano in sei piedi e sette pollici, circa due metri. Si esibì in spettacoli di forza ed equilibrismo, anche al Sadler's Wells di Londra, con il nome di scena di "Sansone patagonico".
L'EGITTO
Nel 1815 lasciò l'Inghilterra diretto a Costantinopoli. Durante lo scalo a Malta fu convinto a proseguire per il Cairo, dove intendeva proporre al governatore Muhammad Ali una macchina idraulica per l'irrigazione. Il progetto non ebbe seguito, ma Belzoni conobbe Henry Salt, console britannico in Egitto, che gli affidò il trasferimento ad Alessandria del grande busto di Ramses II, a Tebe. L'impresa era stata sollecitata anche dall'esploratore svizzero John Lewis Burckhardt. Il pezzo, spostato con mezzi rudimentali lungo il Nilo, è oggi conservato al British Museum di Londra.
Nel 1817 Belzoni riuscì a liberare dalla sabbia l'ingresso del tempio maggiore di Abu Simbel, in Nubia, e fu il primo a entrarvi in epoca moderna. Nello stesso anno scoprì nella Valle dei Re la tomba di Seti I, tra le meglio conservate della necropoli. Nel 1818 fu il primo a entrare nella piramide di Chefren a Giza.
IL RITORNO E L'ULTIMA SPEDIZIONE
Tornato a Londra nel 1819, pubblicò il resoconto dei suoi viaggi e nel 1821 allestì all'Egyptian Hall di Piccadilly una mostra con riproduzioni della tomba di Seti I, che richiamò un largo pubblico. Nel 1823 partì per l'Africa occidentale con l'obiettivo di raggiungere Timbuctù. Si ammalò di dissenteria e morì il 3 dicembre 1823 a Gwato, nell'attuale Nigeria.
UN'EMIGRAZIONE DI TIPO DIVERSO
La vicenda di Belzoni non rientra nei grandi flussi di emigrazione veneta dell'Ottocento e del Novecento, diretti per lo più verso le Americhe e l'Europa centrale per ragioni di lavoro. Resta però un caso significativo di veneto che costruì altrove la propria vita e ottenne riconoscimento internazionale, e di una mobilità che precede di decenni l'emigrazione di massa.

