Morire a Mattmark: l’ultima tragedia dell’emigrazione italiana

A Mattmark non ci si fermava mai. Il cantiere procedeva a ritmo serrato, giorno e notte, per erigere l’imponente diga destinata a produrre l’energia necessaria a sostenere la travolgente crescita economica della Svizzera degli anni Sessanta. In quel luogo d'alta quota lavoravano oltre mille persone, per la gran parte straniere e provenienti dalla provincia italiana. All'epoca, la «piccola» Svizzera assorbiva da sola quasi il 50 per cento dell’intero flusso migratorio in uscita dall'Italia, offrendo occupazione ad aerei ed operai impegnati nelle grandi opere infrastrutturali del Paese.

Poi, d'improvviso, il dramma.

Il boato e la montagna di ghiaccio

È il 30 agosto 1965. In pochissimi secondi si consuma l'irreparabile. Un pezzo del ghiacciaio dell'Allalin si stacca, rovesciando sul cantiere una valanga devastante di oltre 2 milioni di metri cubi di ghiaccio e detriti.

Il racconto dei sopravvissuti restituisce l'immane violenza dell'impatto:

«Niente rumore. Solo, un vento terribile e i miei compagni volavano come farfalle. Poi ci fu un gran boato, e la fine. Autocarri e bulldozer scaraventati lontano».

Sotto quella coltre gelata rimangono sepolti 88 lavoratori. 56 di loro sono italiani. Nei giorni e nei mesi successivi si scava senza sosta, tra il fango e il ghiaccio, nella disperata speranza di ritrovare in vita amici, padri, fratelli e figli. I soccorsi e le ricerche si protrarranno per quasi due anni, il tempo necessario a recuperare i resti dell’ultima salma.

Una ferita della memoria e l'amarezza della giustizia

Proprio come avvenne nove anni prima a Marcinelle, la tragedia di Mattmark rappresentò uno spartiacque e un punto di non ritorno nella travagliata storia dell’emigrazione italiana. Il disastro suscitò uno scalpore enorme in tutta Europa, mostrando per la prima volta in modo brutale una realtà innegabile: stranieri e svizzeri morivano insieme, l’uno a fianco all’altro, al servizio dello sviluppo industriale.

A rendere ancora più cupa questa pagina di storia fu tuttavia la vicenda giudiziaria che ne seguì. Nonostante la pericolosità e l’instabilità del ghiacciaio fossero note da secoli, l'inchiesta si trascinò per oltre sei anni. Al termine del processo di primo grado, i diciassette imputati accusati di omicidio colposo vennero tutti assolti. In appello la sentenza confermò le assoluzioni e aggiunse al danno la beffa: i familiari delle vittime furono condannati al pagamento delle spese processuali.

L'eredità di Mattmark a sessant'anni di distanza

Nel suo volume Morire a Mattmark: l'ultima tragedia dell'emigrazione italiana (2025), lo storico Toni Ricciardi ripercorre le tappe di questa vicenda drammatica. Come evidenziato nell'introduzione all'opera, se oggi Mattmark non è più considerata una «Marcinelle dimenticata», resta aperto un interrogativo profondo e scomodo: l’Italia e la stessa Svizzera sono state davvero all’altezza della storia?

Il ricordo dei lavoratori caduti a Mattmark non è soltanto una dolorosa pagina di storia dell'emigrazione, ma un richiamo permanente al valore della sicurezza sul lavoro e della dignità umana.

Nota bibliografica:

Il volume Morire a Mattmark : l'ultima tragedia dell'emigrazione italiana di Toni Ricciardi (2025) è consultabile presso la Biblioteca delle migrazioni 'Dino Buzzati' di Belluno (Collocazione: EMI SVI 70/2).

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