Movimenti nelle retrovie: l’impatto delle guerre sull’emigrazione veneta

13 Lug 2026

Cosa succede quando la grande Storia, con i suoi conflitti e i suoi confini ridisegnati dalle armi, si abbatte sui destini individuali di chi ha scelto di partire?

Siamo abituati a pensare all’emigrazione come a una scelta dettata da fattori puramente economici: la ricerca di lavoro, la speranza di un riscatto sociale, il sogno di una terra promessa oltreoceano o al di là delle Alpi. Esiste tuttavia un capitolo drammatico e meno battuto in cui la mobilità umana cessa di essere una libera ricerca di futuro e si trasforma in una fuga, in un rimpatrio forzato o, peggio, in una deportazione.

Questo è il tema di uno dei tanti approfondimenti interattivi che i visitatori possono scoprire e ascoltare al MEV (Museo dell'Emigrazione Veneta) attraverso la MevApp, in un percorso che svela come le due guerre mondiali abbiano cambiato per sempre il significato stesso del partire.

1915: il crollo delle partenze e il grande rientro

Se si analizzano i dati delle grandi ondate migratorie, il periodo tra il 1916 e il 1945 è numericamente il meno imponente. Le ragioni risiedono in gran parte nell'impatto dei conflitti globali.

I numeri del Veneto e dell'intera Penisola parlano chiaro. Nel 1913, anno di picco storico, gli espatri dall'Italia sfiorano quota 873.000 (di cui quasi 80.000 dal Veneto). Solamente due anni dopo, nel 1915, con l’entrata in guerra dell'Italia, gli espatri crollano a poco più di 146.000 a livello nazionale e a meno di 10.000 in Veneto.

La guerra inverte improvvisamente i flussi: l’Austria e la Germania, mete storiche e "terre promesse" per migliaia di lavoratori veneti, si trasformano da un giorno all'altro nel nemico giurato. I lavoratori italiani vengono espulsi o scelgono di rientrare prima che i confini si chiudano definitivamente. La cronaca bellunese dell'epoca registra, a pochi giorni dall'inizio del conflitto, il rientro drammatico di ben 12.000 persone – soprattutto donne, bambini e anziani – rimpatriate d'urgenza.

Profughi e "foresti" in patria propria

Il primo conflitto mondiale non si limita a bloccare le partenze verso l'estero, ma genera un esodo interno senza precedenti. Dopo la disfatta di Caporetto nell'ottobre del 1917, gran parte del territorio veneto e friulano cade in mano austro-tedesca.

Sotto la pressione dell'occupazione e delle evacuazioni militari preventive lungo la linea del Piave, circa 600.000 civili abbandonano le proprie case. Intere famiglie stipate su treni merci affrontano viaggi estenuanti verso destinazioni sconosciute: dal Piemonte alla Sicilia.

Questo immenso esodo costringe italiani di regioni, culture e dialetti profondamente diversi a incontrarsi e scontrarsi. Per molti profughi veneti l'accoglienza è difficile, tanto da farli sentire stranieri ("foresti") nella loro stessa patria. Ciononostante, nascono anche legami di solidarietà destinati a durare nei decenni, come lo storico gemellaggio tra i cittadini di Sappada e i comuni aretini che li ospitarono.

La Seconda guerra mondiale e la mobilità forzata

Il secondo conflitto globale conferma lo schema del primo, ma con risvolti ancora più coercitivi. Tra il 1938 e il 1945, la consolidata rete migratoria che legava i lavoratori veneti alla Germania viene strumentalizzata dai regimi totalitari.

Quello che era iniziato come un reclutamento di manodopera formalmente volontaria si trasforma, dopo l’8 settembre 1943, in un sistema di lavoro coatto e deportazione sotto il controllo del Reich. Oltre ai lavoratori civili costretti a partire, più di 650.000 Internati Militari Italiani (IMI) vengono deportati in Germania. Nel complesso, circa 1,2 milioni di italiani vengono impiegati a forza nell'economia di guerra tedesca, lavorando in condizioni disumane in miniere, campi e fabbriche di armamenti.

Un percorso da vivere al MEV con la MevApp

La storia dell'emigrazione veneta non è fatta solo di mete lontane e successi oltreoceano, ma anche di queste pagine dolorose in cui la mobilità è stata piegata alle esigenze della guerra.

Per dare voce a queste vicende, il MEV ha integrato nella MevApp contenuti speciali dedicati ai "Movimenti nelle retrovie". Durante la visita alle sale del museo, potrai scansionare i codici dedicati per accedere a:

  • Lettere e diari originali scritti dai profughi del Piave e dai lavoratori coatti in Germania.
  • Dati statistici interattivi per visualizzare l'impatto dei conflitti sui flussi migratori della tua provincia.
  • Fotografie storiche e documenti d'archivio

Ti invitiamo a visitare il museo e a scaricare l'app per scoprire come le vicende del Novecento abbiano segnato, nel profondo, le storie delle nostre famiglie e del nostro territorio.

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